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GDPR: il 25 Maggio non è il giorno delle sanzioni

E’ il 25 Maggio. E’ il giorno del GDPR, o RGDP, come dir si voglia.
E’ il giorno della privacy, e il giorno della protezione dei dati.
E’ il giorno che inconsapevoli aspettavamo da due anni: il giorno che un paio di mesi fa abbiamo scoperto di aspettare inconsapevoli da due anni.
Ci siamo svegliati, anche stavolta, tardi. E adesso tutti a correre, a rincorrere, a provarci, ad arrenderci.

Perché sì: l’affare si è fatto complicato.

Non basta più la firmetta per la privacy.
Non basta più conservare da qualche parte un libro colmo di procedure che nessuno ha mai letto ma è lì: nel raccoglitore giusto, pronto per i controlli che non si sa mai.
Non basta più mettere il banner per i cookie – il più delle volte caricato a casaccio senza sapere se i cookie, nel tuo sito, ci sono davvero o no.

Non basta più la forma: ed è panico.

E’ panico perché da oggi devi sapere cosa stai facendo, e come lo stai facendo.
Devi improvvisamente imparare parole che fino a ieri sentivi ma che anche se non le capivi andava bene lo stesso: i database, i campi, le stringhe, i formati, l’interoperabilità, la compatibilità, gli indirizzi IP, i DNS, i server, i client, i browser, i sorgenti, il cloud, il Privacy Shield, i data center, l’hosting, l’ftp, i protocolli, le architetture.
Devi improvvisamente fare amicizia con un mondo che fino a ieri era frequentato solo dai tecnici, dagli ingegneri, dagli appassionati, da “quelli che lavorano col computer” per dirlo con le parole di mia mamma.

Sarà perché imparare mi riempie.
O perché del GDPR la cosa più importante che ho capito è che o i tecnici si mettono a parlare il legalese e i legali si mettono a parlare il tecnicese o altrimenti nessuno riuscirà mai ad adeguarsi.
O perchè ho interpretato così tanto il ruolo del datore di lavoro negli ultimi 15 anni che ne conosco appieno le frustrazioni, quando ha davanti un consulente che non lo guida nella direzione “giusta”: la direzione della sicurezza, almeno quella prevedibile.
O forse perché mi sono resa conto che l’educazione digitale – oggi più che mai – riguarda tutti. Ma proprio tutti: le aziende che devono proteggere le persone, le persone che devono proteggersi da un mondo che conoscono (troppo) poco, le persone che devono proteggersi da sé stesse.

E sarà che sono stra-convinta che la specializzazione sia la strada giusta per collaborare con soddisfazione, sorridendo. Che il sorriso è fin troppo sottovalutato, nei luoghi di lavoro.

Qualunque sia la ragione: io questo 25 Maggio ho deciso di affrontarlo con consapevolezza.
Studiando. Approfondendo. Iscrivendomi a un master che mi permetta di prendere posizione con cognizione di causa, in un mondo fatto di troppa improvvisazione, troppo terrorismo psicologico, troppa leggerezza, troppa paura.

E se c’è un consiglio che posso dare a chiunque oggi si senta insicuro, scoperto, poco preparato, frustrato, in ritardo è: NON TI PREOCCUPARE.

Non prendere decisioni affrettate. Non correre. Non cercare soluzioni pronte all’uso, o fallo solo se sei (tu, non chi te le vende) sicuro che siano perfette per te. Non farti prendere dal panico: non ha nessun senso.

Il 25 Maggio è il giorno della consapevolezza, non è il giorno delle sanzioni.
E’ il giorno in cui l’Europa si sveglia e sa che da oggi le cose cambiano, ancora non ha capito bene come ma cambiano. E cambiano moltissimo.
Cambiano perché da oggi è più importante capire che stampare informative.
E’ più importante sapere che aver scaricato la responsabilità su qualcuno.
E’ più importante proteggere che aggirare l’ostacolo.

E’ (finalmente) più importante rispettare le persone di quanto sia importante rispettare le scadenze.

Comunicare con il digital, Digital, GDPR e Privacy

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