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Ma di chi sono le (buone) idee? Ovvero di come è nata la Tiramisù World Cup. E dell’Amore.

Sabato 16 Maggio 2015, interno giorno. (Su Twitter ho notato che scrivere “interno giorno” fa figo e volevo provare anch’io). WhatsApp mi avverte che c’è qualcuno che sta pensando a me, e fortunatamente non è nessuno che debba sgridarmi (sai mai, la mia mamma in questo è un maestro).

– Ciao Debora
– Ciao Francesco
– Come stai?
– Tutto bene, e tu?
– Tutto bene
– Hai bisogno?
– Sì. Siccome tu sai leggere e sai anche scrivere, ti devo chiedere un favore
– (sìsìok con questa premessa faccio tuttoquellochemichiedi) Sì, dimmi
– Devo girare un video di promozione territoriale per la valorizzazione del Sile: il fiume che passa per Treviso, hai presente?
– Sì, nasce vicino a casa mia: è una delle tre nozioni di geografia che possiedo
– Tre?
– Tre
– Beh, sono sufficienti. Senti: Il regista è William Carrer, che magari non lo conosci ma è davvero bravo, e come testimonial ci sarà Red Canzian. Hai voglia di scrivere i testi?
– Figo!

E’ iniziato tutto così. Io e Francesco ci conoscevamo poco ma grazie a Facebook e al mio blog la passione per le parole che mi accompagna da quando ero piccolina non gli era passata inosservata.
Ho mosso dei passi felpati, all’inizio, come è mio solito fare: è evidente che è una cosa che so fare solo all’inizio perché dopo 3 settimane mi stavo occupando di testi, storyboard, casting e organizzazione e in 3 settimane sono pure riuscita a litigare con Alex (che in quel frangente era l’insostituibile assistente di William) concludendo con un “beh se è così allora io me ne vado”. Machiticredidiessere (dico a me).

Il video lo abbiamo girato all’inizio di Luglio e sono stati 5 giorni che non dimenticheremo mai. Lunghissimi, torridi, intensi e pieni: me li ricordo così, come tutte le cose importanti che ci capitano e che poi ci portiamo dentro per tutta la vita. Quelle cose che fanno di noi le persone che siamo.
Non era solo lavoro: William ci dava appuntamento alle 15 e magari arrivava alle 17, perché “la luce i rumori i camion le auto gli uccellini l’acqua la pioggia il sole il vento le chiavi della macchina e il parcheggio in centro”. Con lui funziona così: o prendere o lasciare. E tu quando sei lì prendi, non te lo chiedi neanche se per caso c’è qualche motivo per cui dovresti lasciare.

Era caldo quel giorno in cui, in una di quelle pause indefinite tra le 15 e le 17 in attesa di William il Regista altresì detto quellochedecidequantoaspetti, tra una chiacchiera e l’altra io dico la parola “Tiramisù” e Francesco subito si accende:

– Ti devo parlare di un’idea
– Dimmi
– No, ma non adesso
– Ma almeno un’anticipazione!
– Non posso, prima devo registrare e poi ti dico
– Ochei

La mia me di un anno prima non avrebbe detto Ochei, ma la mia me di un anno prima non sapeva una cosa importante della vita: alle persone devi lasciare i loro tempi, anche quando non capisci perché. Che come dice Checco “se tu hai il binocolo e gli altri non ce l’hanno, non puoi pretendere che vedano quello che vedi tu“.

Poi le riprese sono finite e io del suo Tiramisù mi sono completamente dimenticata, ma lui no.
Non ricordo esattamente quando, ma so che un giorno qualsiasi, diversi mesi dopo, è tornato da me e mi ha detto “Campionato del Mondo di Tiramisù”. Io l’ho guardato e gli ho detto “Figo!”. Lui ha capito.

Di questa idea abbiamo parlato tantissimo. L’abbiamo costruita, distrutta, ricostruita, vestita, spogliata e rivestita. Analizzata in ogni singolo dettaglio. L’abbiamo guardata da così tanti punti di osservazione che oggi non so neanche più che cosa abbiamo detto e cosa no.

Quello che so è che il “Campionato del Mondo di Tiramisù”, che in inglese si dice “World Championship of Tiramisù”, una mattina è diventato la “Tiramisù World Cup” dopo mezz’ora di uno di quei brainstorming a quattro che facciamo noi in ufficio per confrontarci sulle cose importanti perché a me – non c’era verso – “World Championship of Tiramisù” proprio non andava giù.
So che se oggi ci sono delle regole precise, tanti interlocutori importanti coinvolti, i Certificati di Iscrizione che Carlotta spedisce ai concorrenti, i Giudici Buongustai e quelli Professionali, i Media Kit per i partner e per gli sponsor, il sito in inglese che ha tradotto Martina, gli articoli sulle prime pagine dei giornali, i post del Gambero Rosso e i tweet in cinese che parlano di noi, migliaia di persone che il sabato della settimana di Ferragosto visitano il nostro sito e quattrocentocinquanta iscritti in tre settimane il merito è tutto della squadra.
Di ogni singolo cuore che ha scelto di credere in questo progetto e di rimboccarsi le maniche. Compreso Francesco, e compresa me.

So che oggi, che la Tiramisù World Cup è stata così ben accolta dalla stampa e dall’opinione pubblica, una delle domande più frequenti che mi vengono poste è questa:

MA L’IDEA DI CHI È?

La mia risposta è sempre la stessa: L’IDEA È DI FRANCESCO. Io con il Tiramisù sapevo che ci avrei dovuto lavorare (su Google la parola tiramisu è cercata 2,3 volte la parola prosecco e metà – metà! – delle volte che viene cercata la parola venezia: non si può rimanere indifferenti davanti a un’informazione del genere) ma stavo battendo altre strade.

Solo che succede una cosa: tutte le volte che questa domanda la fanno a me e a Francesco, quando siamo insieme, lui aggiunge

LE IDEE SONO DI CHI LE REALIZZA

E si. Ha ragione.
Le idee sono di chi le guarda, le sceglie, e le trasforma in qualcosa di vero. Rischiando.
Sono di chi si sporca le mani per loro, di chi le fa crescere, di chi decide che meritano del tempo e glielo dedicano.
Di chi rimane, anche quando forse vorrebbe andare via.
Di chi un po’ ci crede e un po’ no, ma alla fine ci crede.
Di chi le porta con sé a dormire, a correre, a cena con gli amici, dal medico, in vacanza.

Un po’ come l’Amore, tutto sommato.

Di impresa

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