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Il pianoforte, Nacho Pozzo, la vita

Allora.

Sono single non ho figli è sabato sera sono a casa perché non avevo voglia di vestirmi rimarrò sola per sempre ma dai non importa beh un po’ sì dai non pensarci le coppie litigano qua c’è silenzio nessuno che urla si sta tanto bene e via dicendo.

Detto questo: nel mio salotto c’è un pianoforte, che io ovviamente non so suonare ma nel mio immaginario dalle mie dita escono melodie che Francesco Gabbani non avrebbe vinto Sanremo, se mi fossi presentata io. La chitarra è appoggiata sull’altro muro, perché tra lei e la french, nonostante la mia testardaggine, alla fine ha vinto la french (che sono le unghie in ordine, per chi non fosse esperto del mestiere).

Sto imparando Imagine di John Lennon: perché è facile, prima di qualsiasi altra ragione.
Con i tutorial di Nacho Pozo, che voi non lo conoscete ma è un mago dei tutorial per pianoforte. E che sarebbe tutto perfetto se non per la complicazione (affrontabile, comunque) che lui è spagnolo e parla spagnolo, costringendomi quindi a imparare lo spagnolo mentre imparo a suonare il pianoforte. E che scrive le note per farsi capire dagli americani e le pronuncia per farsi capire dagli spagnoli: non ho ancora capito perché, ma Nacho Pozzo è così bravo che di sicuro un motivo c’è quindi mi rimetto alla sua indiscutibile volontà e imparo pure che G significa sol (non esattamente quello che definirei automatico, F significa FA (per questa, un sentito grazie), C significa DO (vaiacapire) e così via.

Non ho ancora capito come e ancora non è che ci credo proprio al 100% ma stasera Imagine sono riuscita a suonarla tutta e – incredibile – SEMBRAVA PROPRIO IMAGINE!

Così non posso evitare di filosofeggiarci su.

Non sapevo leggere la musica. Però un pochino adesso sì, grazie al Beyer.
Conoscevo la chiave di sol ma pensavo fosse un vezzeggiativo musicale. Invece no. serve perché esistono MIGLIAIA di altre chiavi e il pianoforte ne usa due: quella di fa per la mano sinistra e quella di sol per la mano destra. Massì, perché fare le cose semplici che poi ci riescono tutti e non c’è neanche più soddisfazione
Non avevo la più pallida idea di quanto fosse complicato muovere contemporaneamente due mani in modi diversi.
Le mie dita chiedono pietà quando devono suonare l’accordo di fa7. E anche il polso è un po’ arrabbiato.
E poi avete idea di quanto sia difficile evitare i vuoti tra un accordo e l’altro mentre provi anche a metterci sopra la voce? Aggiungendo poi che ci sono pure i pedali da gestire e anche quello è un movimento a parte?

Secondo quel signore arabo noi donne abbiamo un quarto di cervello: MA PER SUONARE IL PIANOFORTE DI CERVELLI NE SERVIREBBERO ALMENO TRE, SECONDO ME.

Comunque funziona così: una buona dose di buona volontà (quella ahimè serve sempre) e se ripeti le cose tante volte quello che adesso ti sembra inaffrontabile tra due ore diventerà automatico.

Il nostro cervello funziona così: è pigro, se vuoi fare una cosa nuova cerca di farti desistere ripetendoti che non sei capace. Tu però sei testardo e insisti, gli spieghi, lo addomestichi, lo devi anche un po’ assecondare ma mai troppo e alla fine lui fa quello che gli dici tu.

Poi dopo due ore diventa bravo e il merito di chi è?
Suo. Dice lui.

Di vita

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